Milano
Psicoterapia individuale e psicoterapia della coppia
Dottoressa
Lucia Portella Osimo
via Tolentino 19 20155 Milano
telefono 0233600010 mobile 3473683160
Le dinamiche della crisi di coppia
La crisi di coppia non è
mai determinata da un solo evento, in genere si tratta di una combinazione di
fattori e ha come tratto distintivo il protrarsi nel tempo.
Ci può essere un evento
scatenante più o meno destabilizzante, come per esempio la scoperta di un
tradimento, ma generalmente la coppia si ritiene in crisi quando il disvelarsi
di un elemento getta una luce di criticità sulla vita della coppia in generale.
Si parla di crisi di
coppia quando i partner vivono un malessere che dura nel tempo e, nonostante il
desiderio di cambiamento, i tentativi di risolvere i problemi non hanno dato
esito positivo o, addirittura, si sono trasformati in dinamiche ripetitive che
alimentano il problema anziché risolverlo.
La consapevolezza della
disfunzionalità della relazione è accompagnata da uno stato di disagio, di
pesantezza del clima relazionale e dalla sensazione di impotenza.
È in questa fase che la
coppia cerca un aiuto esterno e si rivolge a un professionista competente.
La variabile tempo è di
fondamentale importanza: nella vita di coppia piccole crisi, circoscritte nel
tempo, sono da considerarsi fisiologiche; condividere davvero le scelte, le
decisioni importanti, la fatica della quotidianità è difficile; il confronto
delle idee porta a una sana conflittualità che cerca un equilibrio sempre più
rispondente alla coesistenza di due individui, con idee e pregiudizi, con
atteggiamenti, modi di fare diversi: l’accordo, la mediazione alle volte
richiede passaggi faticosi o dolorosi.
In molti casi la mancanza
di piccole crisi, di momenti di forte conflittualità, di sano confronto è alla
base della crisi di coppia.
Il lasciar correre, l’imparare
a non dire o non fare qualcosa che urta il partner, nel tempo, impoverisce
l’espressività, crea un clima di mancanza di libertà, produce
risentimento, tutti ingredienti di un malessere che non trova sfogo.
Ci sono
“regole” per il mantenimento della buona salute della coppia? Ovviamente
no, però ci sono dei princìpi che si possono tenere presenti.
·
Mantenimento della diversità
·
Ricontrattazione della parità nella relazione (dal punto di
vista economico, decisionale, affettivo)
·
Apertura al contesto esterno (amici, parenti, hobby
personali)
·
Presenza di altri sistemi umani importanti, personali o
professionali
·
Disponibilità al cambiamento delle dinamiche e degli
affetti (fasi della vita di coppia)
·
Concepirsi come una persona potenzialmente autonoma (non
temere l’eventualità della fine del rapporto)
·
Attenzione alla ripetitività di un disagio
·
Rispetto per l’interpretazione della realtà
dell’altro
·
Presenza di progettualità
·
Complicità nell’intimità e nelle relazioni
·
Mantenimento della diversità
Uno dei problemi
ricorrenti nella terapia di coppia riguarda quella particolare dinamica
relazionale che tende a “compiacere” il partner anche quando questo
significa rinunciare a una propria espressività importante. Questo tipo di
dinamica può avere diverse eziologie:
·
paura del conflitto (evitamento)
·
bisogno di corrispondere alle aspettative per sentirsi
accettati
·
pregiudizio culturale secondo cui non bisogna mai lasciarsi
prendere dalle emozioni negative
·
atteggiamenti ansiosi che comportano il bisogno di
controllare la realtà
·
dare di sé un’immagine positiva
·
scarsa autostima.
Ricontrattazione della
parità nella relazione
Molte relazioni vanno in
crisi per mancanza di alternanza della posizione relazionale
nell’equilibrio della coppia: uno dei partner mantiene una posizione up
nei confronti dell’altro, che non necessariamente si viene a trovare
nella posizione down perché l’altro ce lo ha messo, molte volte ci si
mette da sé, contribuendo attivamente all’assetto della relazione sbilanciata.
In tutti quei rapporti
dove passa l’idea che uno è più intelligente, più socialmente apprezzato,
alle volte economicamente più forte, e l’altro partner vive di luce
riflessa, come un satellite intorno al sole e accetta questa sorta di
subordinazione emotiva senza esserne completamente consapevole e consenziente
nei suoi stessi riguardi; in questi casi a un certo punto avremo una crisi.
Il disagio proviene dalla
mancanza di consapevolezza che a un certo punto lascia filtrare un bisogno di
affermazione tenuto a bada da qualche meccanismo nevrotico che cede nel tempo.
Un evento emotivamente
importante (maternità, innamoramento, un avvenimento professionale rilevante, la
perdita di un genitore) può stimolare una ridefinizione dell’identità e
portare la persona a consapevolizzarsi rispetto alla sua posizione nella
relazione e in generale nel suo mondo affettivo, rompendo un equilibrio basato
su meccanismi nevrotici.
È importante che la coppia
sia in grado di accettare una fase transitoria di mancanza di parità (uno dei
due perde il lavoro, uno dei due si dedica ai figli per un periodo, uno dei due
avvia una nuova attività...) ma questa disparità deve essere consapevolmente
accettata da entrambi.
Quando una disparità
avviene in modo “naturale”, come quando per esempio due
professionisti hanno un bambino e (di solito) lei lascia il lavoro per
dedicarsi al bambino senza che questa scelta sia accompagnata da una
pianificazione, anche a grandi linee, dopo qualche tempo emerge un malessere
che richiede la rivisitazione del percorso della coppia, dei fattori emersi e
di quelli inconsapevoli.
Fantasie di fallimento sul
piano professionale, senso di esclusione, di inadeguatezza, di dipendenza mal
tollerata, possono alterare negativamente una fase di vita che potrebbe essere
vissuta con intenso piacere da entrambi.
Apertura al contesto
esterno
La coppia è un sistema
relazionale, come tutti i sistemi viventi ha bisogno di relazionarsi ad altri
sistemi che la circondano e la includono.
Come tutti i sistemi
scambia energie con gli altri sistemi; ciò la mantiene in buona salute. La
famiglia allargata, gli amici, i colleghi, i compagni di attività le più varie (politica,
hobby, gioco, sport) sono sistemi che, attraverso la loro presenza psicologica
nella coppia, alimentano le idee, le curiosità, la “cultura” in
senso lato della coppia.
Anche le emozioni negative
hanno una loro funzione importante: le momentanee crisi personali vissute nei
contesti esterni alla coppia danno modo di conoscere e vivere sempre più in
profondità la variabilità delle emozioni di ognuno, il modo di reagire, la
ricerca di appoggio o complicità... la ricerca di soluzioni a tanti problemi fa
della coppia un sistema vivo ed efficace.
Al contrario, una coppia
molto esclusiva, che si rinchiude in sé, che non coltiva le amicizie, le
relazioni con la parentela, che tende a non parlare neppure del lavoro (perché
i problemi “non bisogna portarli a casa”) facilmente entra in un
clima di povertà relazionale che rende asfittico il sistema coppia.
A lungo andare non
c’è niente da dirsi, nulla da commentare, quasi nulle le novità.
Un’adeguata apertura
al contesto esterno (non troppo né troppo poco) permette alla coppia di
stabilire una vita di relazione ricca di stimoli ma che salvaguarda la
specificità, l’identità e l’esclusività del sistema.
Disponibilità al
cambiamento delle dinamiche e degli affetti
La coppia vive fasi
evolutive che partono da quella iniziale dell’innamoramento. Questa prima
fase può avere caratteristiche diverse per ogni coppia e per i due partner
all’interno della stessa coppia. Può essere vissuta con grandissima
intensità a livello di attrazione fisica o intellettuale o razionale, con
diverse combinazioni. Generalmente è una fase ricordata con nostalgia, è la
fase del “sogno” e alle volte dell’illusione (di trovare nel
partner ciò che si desidera intensamente).
Dopo un periodo che può
variare molto a seconda che i due vivano separati, insieme, in generale a
seconda delle condizioni esterne, il rapporto entra in una fase di maturità, dopo
che i due partner hanno la possibilità di conoscersi davvero, nella realtà con
i suoi risvolti anche prosaici.
Generalmente questa è una
fase che porta a una possibile crisi:
·
accorgersi di atteggiamenti che risultano fastidiosi,
·
condividere la fatica della quotidianità,
·
accordarsi su cosa si ritiene più importante,
·
sopportare la frustrazione nella mancata realizzazione
della propria idealità, delle aspettative,
·
la regolazione dell’equilibrio piacere/frustrazione,
·
difficoltà a concordare una adeguata distanza dopo la fase
simbiotica dell’innamoramento,
·
regolazione della vita sessuale non più sotto la spinta
dell’attrazione iniziale,
·
condivisione delle relazioni amicali,
·
la relazione con le famiglie di origine o con i figli nati
in relazioni precedenti.
Ognuno di questi nuclei
problematici può costituire un’occasione di confronto, conflitto o
accordo. Il grado di tolleranza che la coppia ha nei confronti della
problematicità della relazione è importante nel determinare l’evoluzione
del rapporto:
una coppia poco tollerante
può entrare in conflitto per alcuni dei suddetti possibili motivi di disaccordo
e non trovare soluzioni a causa dell’irrigidimento delle rispettive
posizioni;
d’altra parte una
tolleranza estrema potrebbe essere il frutto di un atteggiamento del tipo
“lasciamo correre” che nel tempo accumula disagio e risentimento.
Concepirsi come una
persona potenzialmente autonoma
Nella pratica della
psicoterapia di coppia spesso il primo ostacolo riguarda l’accettazione
della possibilità che la relazione si rompa.
Alle volte entrambi i
partner, più spesso uno dei due, non riesce a tollerare l’ipotesi della
separazione, anzi, tale fantasia scatena una forte angoscia di separazione.
Affrontare una
psicoterapia di coppia con questo problema, affrontare una forte conflittualità
con questo problema di fondo, altera in modo determinante le premesse di una
contrattazione.
Nella vita di coppia il
fatto che la minaccia, reale o fantasticata, di separazione scateni angoscia
costituisce un vincolo pesante.
Chi soffre di questo tipo
di nevrosi in genere non tollera l’idea che in un futuro possa succedere
che il proprio rapporto di coppia entri in crisi e si spezzi.
Questo pensiero non viene
neppure formulato, ma una serie di difese vengono messe in atto tutte le volte
che, anche lontanamente, si profila tale ipotesi.
Ecco che allora ci si
impedisce di discutere, oppure si evitano argomenti spinosi, oppure si simula
un accordo che non c’è, si tollerano condizioni svantaggiose, si evita il
pensiero critico e s’impara un modo di apparire che non crea
conflittualità.
Tutto ciò ha un costo
psicologico: la sofferenza può emergere con sintomi psicologici (ansia o
sintomi depressivi) o somatici.
In queste situazioni un
comune denominatore è, paradossalmente, un distacco psicologico che isola la
persona nella sua solitudine:
per non distaccarsi
dall’altro ci si costringe in un mondo privato di cose non dette, di
pensieri non formulati appieno, di desideri frustrati perché non espressi.
A questo prezzo si mantiene il legame, ma la
relazione non è più appagante.
La ripetitività del
disagio
Tornando alla teoria dei
sistemi applicata alla famiglia, vediamo come sia necessario che il sistema si
evolva elaborando le indicazioni sia interne che esterne al sistema stesso: si
tratta di un sistema complesso dove si intersecano e armonizzano diversi
elementi:
il piano intellettuale/razionale,
quello emotivo, la sessualità, le altre identità (professionale, familiare, politico
o altro).
La problematicità fa parte
del funzionamento della coppia-sistema, la differenza sta nel come si affronta
via via questa problematicità.
È nel come che in genere
si coagulano i nodi.
I diversi stili di
reazione ai dati di realtà alle volte risultano inconciliabili: una modalità
ansiosa, o direttiva, o evitante, o colpevolizzante, o fredda e pragmatica, o
eccessivamente efficiente, o incalzante eccetera crea nel partner un disagio.
A questo punto c’è
la reazione al disagio; anch’essa può essere di vario tipo (si potrebbero
rielencare le modalità succitate, in diverse combinazioni). Fin qui tutto nella
norma.
Quando le reazioni e le
controreazioni a una situazione problematica diventa ripetitiva, (per esempio forte
conflittualità che non porta a una soluzione condivisa, oppure chiusura in sé),
allora è il momento di metacomunicare sulla relazione. Ovvero parlare di come
ognuno vive quelle interazioni, della lettura che si dà, della propria
interpretazione.
Rispetto dell’altrui
interpretazione della realtà
Friedrich Nietzsche, filosofo
tedesco della seconda metà dell’Ottocento, diceva: “Non esiste la
realtà, esistono le interpretazioni”; questa affermazione molto radicale
è però di grande aiuto nella comprensione delle relazioni fra esseri umani, siano
essi gruppi o individui.
Un fatto può essere riferito
in modo assai diverso da più persone, tanto che per capire cosa è successo di
solito è importante sentire più persone.
In psicoterapia si assiste
molto spesso a interazioni altamente conflittuali, dove i partner si appellano
all’oggettività dei fatti, ma ognuno li legge in maniera diversa. Una
tipica frase in questi casi è “sei esagerato/a” nella pretesa di
conoscere il “giusto” modo. La discussione sul “giusto
modo” è una delle più sterili, innescata in genere da sentimenti di
gelosia, tipicamente si manifesta con la pretesa di misurare gli atteggiamenti del
partner e poi contestarglieli.
Nella conflittualità
sterile il partner perde interesse per l’interpretazione della realtà
dell’altro, per i suoi percorsi mentali, per la scelta degli elementi che
prende in considerazione nell’affrontare un problema e viene invece
colpito dall’atteggiamento di contrarietà:
un’idea
“differente” diventa “contraria” e a ciò viene
attribuita un’intenzionalità (la più banale è “tu mi dai sempre
contro”).
Allora il contenuto della
discussione perde importanza (alle volte non ci si ricorda più da cosa si è
cominciato a discutere) e prevale l’aspetto della relazione. Ognuno è
proteso a definire la propria posizione nella relazione: trovare un accordo
diventa difficile.
Presenza di
progettualità
Come la vita dell’individuo
anche la vita di coppia ha la sua evoluzione. Per l’individuo è
importante la prospettiva temporale, legata a tappe, obiettivi da raggiungere, un
percorso da realizzare. Per la coppia è importante la progettualità condivisa.
Nella fase della costituzione,
nella fase nascente, già sono presenti alcuni sogni condivisi, già ci si è
confrontati sui temi principali: il volere o non volere figli, la carriera
professionale, l’importanza del denaro, dove vivere, quali gli obiettivi
che si ritiene importanti da raggiungere.
La progettualità fornisce
una sorta di cammino psicologico, un percorso nel quale ci si sente immersi, per
raggiungere tappe importanti, obiettivi che motivano la persona nei momenti di
maggiore fatica o di disorientamento.
La progettualità può
cambiare, lungo il percorso gli elementi di realtà possono indurre la coppia a
modificare la direzione, obiettivi che risultano irraggiungibili possono essere
sostituiti da altri altrettanto desiderabili.
Uno degli elementi di
criticità nella vita di coppia può riguardare la progettualità: si pensi alle
coppie che scoprono di non poter avere figli, o alle coppie che vanno in crisi
in séguito a terremoti finanziari, o ad altre perturbazioni che necessitano di
una riprogettazione della propria vita di coppia, in questi casi i due partner
devono ritrovare un percorso comune dopo aver superato una fase traumatica
vissuta in modo diverso da ognuno di loro.
Complicità
nell’intimità e nelle relazioni
Si tende a pensare che
l’intimità della coppia sia un elemento che riguarda soprattutto la vita
sessuale; in realtà l’intimità che dà maggiore calore e sicurezza nella
coppia è quella intellettuale, il condividere un mondo di idee, anche diverse, che
insieme leggono e interpretano la realtà.
Per esempio il
metacomunicare sulle altre coppie dopo una serata con gli amici è importante
per far conoscere al proprio partner la propria opinione e nello stesso tempo
per cercare conferma dell’adeguatezza della propria interpretazione.
Parlando degli altri si
parla di sé stessi e attraverso le differenze si scopre la propria specificità.
È molto importante che
questo sentirsi insieme si declini anche nel rapporto con la parentela: il
saper metacomunicare sul rapporto dei genitori, per esempio, è spesso segno di
buona funzionalità della coppia.
Spesso questo argomento è
ritenuto un tabù: ognuno coltiva i rapporti con la propria famiglia di origine
e non ci si concede reciprocamente il diritto di esprimere opinioni.
Nelle coppie con grande
conflittualità si assiste con frequenza ad accuse reciproche che si aprono con
un “tu e tua mamma” o “tu e i tuoi genitori”, come se
il sistema relazionale più importante fosse ancora quello della famiglia
d’origine.
Ciò non significa essere
d’accordo su tutto; la diversità di opinione è anzi più interessante, ma
la sensazione di poterne parlare con il proprio partner, di poter esprimere le
sensazioni rispetto alle realtà altrui, dà una sensazione di accoglienza, di
area privata, di spazio di scambio dei pensieri intimi; tutto ciò crea e
mantiene l’intelaiatura della vita di coppia.
La dottoressa Lucia
Portella è iscritta all’Albo degli
Psicologi di Milano.
È inserita nell’elenco degli Psicoterapeuti.
Si è specializzata in Psicoterapia sistemica presso l’Ospedale di Niguarda e in
Orientamento scolastico e professionale presso l’Università Cattolica di Milano.
Esercita a Milano.
Dottoressa
Lucia Portella Osimo
via Tolentino 19 20155 Milano
telefono 0233600010 mobile 3473683160